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Giovedì, Novembre 23, 2017

Decreto Filiazione

Decreto Filiazione, i funzionari del Ministero Giustizia a difesa della norma incostituzionale

ADIANTUM e FENBI sono state ricevute lo scorso 3 febbraio dal direttore dell'ufficio legislativo del Ministero di Giustizia. L'incontro ha rappresentato l'occasione per documentare tutte le questioni di incostituzionalità del c.d. decreto filiazione (d. lgs n. 154 del 28.12.2013), ma gli interlocutori si sono schierati a difesa del decreto.

Facciamo un passo indietro. La Commissione Bianca ha confezionato lo schema di decreto poi firmato da Napolitano. Diciamo subito che il decreto legislativo non ha bisogno, a differenza del decreto semplice, di essere trasformato in legge entro 60 gg dal varo. In quanto decreto legislativo, ormai è legge e, piaccia o meno, è una realtà con la quale le coppie separate - con alterne fortune - dovranno confrontarsi.

Avendo aggirato il dibattito parlamentare, inoltre, non è stato possibile proporre emendamenti, ne’ tantomeno il testo può essere emendato ora. Non è verosimile attendersi un ripensamento della Commissione Bianca, la quale dovrebbe tornare sui propri passi ammettendo:

1. di essersi presa delle libertà non concesse dalla delega ricevuta,

2. che chi aveva il compito di controllare non lo ha fatto o lo ha fatto male,

3. che chi ha stilato le relazioni tecniche ha preso delle cantonate,

4. che il Presidente ha firmato un decreto senza conoscerne nei dettagli ne’ i contenuti ne’ le conseguenze sull’impianto normativo …

Non illudiamoci che ciò possa accadere, in Italia il mea culpa è una merce sconosciuta. Quindi cerchiamo di essere pratici: sarà necessario impugnare il singolo provvedimento. Una strada è il vizio di costituzionalità, sollevato in tribunale dagli avvocati con lo scopo di adire la Corte Costituzionale.

In teoria il vizio di costituzionalità potrebbe essere sollevato avverso ogni atto che stabilisca la residenza abituale dei figli, ogni atto che elimini l’ascolto del minore giudicandolo superfluo, ogni atto che renda legittimo il trasferimento di un genitore poiché lo ha comunicato entro 30 gg. Gli spunti da utilizzare per sollevare il vizio di costituzionalità, nonché gli errori contenuti nella Relazione Bianca, sono brevemente riassunti nella relazione allegata a margine dell'articolo, la quale dovrebbe essere consegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri. 

È il caso di ammettere, con estrema onestà, che l’atteggiamento del Ministero non si è dimostrato particolarmente bendisposto ad accogliere l'analisi critica della Relazione ADIANTUM-FENBI. Ad esempio, in merito al punto E) della relazione allegata (ascolto del minore), i funzionari ministeriali hanno provato ad eccepire che non si tratterebbe di un arbitrio, in quanto la delega contemplava la possibilità di stabilire le modalità di ascolto del minore.

Vero, ma definire i dettagli delle modalità di ascolto è cosa diversa dal decidere che l’ascolto del minore può essere superfluo. Rientra nella delega stabilire se il minore possa essere ascoltato dentro o fuori dalle aule giudiziarie, dal solo giudice o se questi possa essere affiancato da altre professionalità, se possano o meno assistere i legali delle parti, se l’ascolto debba essere videoregistrato, etc.. Tutti particolari, tra l’altro, dei quali non c’è traccia nel Decreto. Non rientra nella delega, invece, comprimere un diritto del minore, stabilito dalla normativa nazionale e sovranazionale, oltre che - strano a dirsi - ribadito dalla stessa legge che conferisce la delega.

In sostanza la Commissione Bianca avrebbe dovuto stabilire come un minore possa essere ascoltato, non SE deve essere ascoltato.

Queste differenze apparentemente sembrano dettagli, in realtà sono gli appigli che consentono di evidenziare gli eccessi di delega, quindi gli errori contenuti nel Decreto.

Naturalmente, un solo ricorso potrebbe avere scarsa efficacia, anche perché il vizio di costituzionalità sollevato dalle parti deve essere accettato dal giudice previa valutazione di non manifesta infondatezza. Molto più incisivi, in quanto molto più difficile valutarne sempre e dovunque la manifesta infondatezza, decine di vizi di costituzionalità sollevati per identici motivi presso i tribunali di Torino, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari, etc.

Se la Corte si pronuncia una sola volta per l'incostituzionalità, il decreto è incostituzionale sempre.

Decreto Filiazione (2)

Decreto Filiazione, i funzionari del Ministero Giustizia a difesa della norma incostituzionale

ADIANTUM e FENBI sono state ricevute lo scorso 3 febbraio dal direttore dell'ufficio legislativo del Ministero di Giustizia. L'incontro ha rappresentato l'occasione per documentare tutte le questioni di incostituzionalità del c.d. decreto filiazione (d. lgs n. 154 del 28.12.2013), ma gli interlocutori si sono schierati a difesa del decreto.

Facciamo un passo indietro. La Commissione Bianca ha confezionato lo schema di decreto poi firmato da Napolitano. Diciamo subito che il decreto legislativo non ha bisogno, a differenza del decreto semplice, di essere trasformato in legge entro 60 gg dal varo. In quanto decreto legislativo, ormai è legge e, piaccia o meno, è una realtà con la quale le coppie separate - con alterne fortune - dovranno confrontarsi.

Avendo aggirato il dibattito parlamentare, inoltre, non è stato possibile proporre emendamenti, ne’ tantomeno il testo può essere emendato ora. Non è verosimile attendersi un ripensamento della Commissione Bianca, la quale dovrebbe tornare sui propri passi ammettendo:

1. di essersi presa delle libertà non concesse dalla delega ricevuta,

2. che chi aveva il compito di controllare non lo ha fatto o lo ha fatto male,

3. che chi ha stilato le relazioni tecniche ha preso delle cantonate,

4. che il Presidente ha firmato un decreto senza conoscerne nei dettagli ne’ i contenuti ne’ le conseguenze sull’impianto normativo …

Non illudiamoci che ciò possa accadere, in Italia il mea culpa è una merce sconosciuta. Quindi cerchiamo di essere pratici: sarà necessario impugnare il singolo provvedimento. Una strada è il vizio di costituzionalità, sollevato in tribunale dagli avvocati con lo scopo di adire la Corte Costituzionale.

In teoria il vizio di costituzionalità potrebbe essere sollevato avverso ogni atto che stabilisca la residenza abituale dei figli, ogni atto che elimini l’ascolto del minore giudicandolo superfluo, ogni atto che renda legittimo il trasferimento di un genitore poiché lo ha comunicato entro 30 gg. Gli spunti da utilizzare per sollevare il vizio di costituzionalità, nonché gli errori contenuti nella Relazione Bianca, sono brevemente riassunti nella relazione allegata a margine dell'articolo, la quale dovrebbe essere consegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri. 

È il caso di ammettere, con estrema onestà, che l’atteggiamento del Ministero non si è dimostrato particolarmente bendisposto ad accogliere l'analisi critica della Relazione ADIANTUM-FENBI. Ad esempio, in merito al punto E) della relazione allegata (ascolto del minore), i funzionari ministeriali hanno provato ad eccepire che non si tratterebbe di un arbitrio, in quanto la delega contemplava la possibilità di stabilire le modalità di ascolto del minore.

Vero, ma definire i dettagli delle modalità di ascolto è cosa diversa dal decidere che l’ascolto del minore può essere superfluo. Rientra nella delega stabilire se il minore possa essere ascoltato dentro o fuori dalle aule giudiziarie, dal solo giudice o se questi possa essere affiancato da altre professionalità, se possano o meno assistere i legali delle parti, se l’ascolto debba essere videoregistrato, etc.. Tutti particolari, tra l’altro, dei quali non c’è traccia nel Decreto. Non rientra nella delega, invece, comprimere un diritto del minore, stabilito dalla normativa nazionale e sovranazionale, oltre che - strano a dirsi - ribadito dalla stessa legge che conferisce la delega.

In sostanza la Commissione Bianca avrebbe dovuto stabilire come un minore possa essere ascoltato, non SE deve essere ascoltato.

Queste differenze apparentemente sembrano dettagli, in realtà sono gli appigli che consentono di evidenziare gli eccessi di delega, quindi gli errori contenuti nel Decreto.

Naturalmente, un solo ricorso potrebbe avere scarsa efficacia, anche perché il vizio di costituzionalità sollevato dalle parti deve essere accettato dal giudice previa valutazione di non manifesta infondatezza. Molto più incisivi, in quanto molto più difficile valutarne sempre e dovunque la manifesta infondatezza, decine di vizi di costituzionalità sollevati per identici motivi presso i tribunali di Torino, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari, etc.

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